Ricordo del Prof. Franco Mosca

Il .

F.Mosca
 
Ricordo del Prof. Franco Mosca
morto a Pisa il 31 maggio 2020
 
“Sindaco, è arrivato il prof. Franco Mosca del Collegio Puteano: è in orario, faccio entrare?”. Quel giorno a Palazzo Oropa conobbi un uomo straordinario, di cui avevo letto il ricco curriculum vitae con tanto di carriera medico-scientifica e di impegno profuso in istituzioni encomiabili. Fuori pioveva e il professore si rivolse a me bisbigliando una frase in dialetto biellese, resa ancor più espressiva da un luminoso sorriso. Passarono alcuni secondi in perfetto silenzio e quindi iniziammo a parlare della ragione di quella visita. “Sa, io vivo a Pisa da tanti anni …”. Al suono di parole familiari, per lo più sussurrate, fui trasportato indietro di mezzo secolo, al giorno della maturità classica del giovane Franco Mosca, il quale ricordava in modo nitido la conclusione del colloquio interdisciplinare, allorché un membro della commissione d’esame proveniente da Pisa gli chiese cosa volesse fare nella vita, e egli risposi all’istante “il chirurgo”.
 
Il docente invitò il ragazzo a ripresentarsi il giorno successivo con il padre, perché riteneva utile approfondire il discorso. La famiglia di Franco Mosca, originaria dell’alta Valle Cervo (la Bürsch) era da tempo residente a Pavignano - il padre svolgeva mansioni di impiegato presso il Comune di Biella. Quel professore aveva visto giusto e lontano, così rappresentò al genitore l’opportunità di un aiuto da parte del Collegio Puteano, fondazione benemerita che sosteneva lo studio universitario di studenti con spiccate doti intellettive e parziali possibilità economiche. Qualche settimana appresso, Franco Mosca si trasferiva a Pisa per iniziare la frequenza delle lezioni di medicina presso la Scuola Superiore Sant’Anna, consapevole della responsabilità di dover conseguire ottimi e puntuali risultati scolastici e con la gioia di poter vivere un’esperienza di crescita personale in un ambiente nuovo e stimolante. Negli anni di corso si farà apprezzare e benvolere da compagni e docenti, coronando infine il sogno di laurearsi con lode in medicina e chirurgia. Da quel momento il dottor Franco Mosca inizierà a lavorare in ospedale con instancabile energia, maturando competenze professionali che, contestualmente, gli permetteranno di intraprendere una brillante carriera universitaria. I suoi studi, abbinati ai risultati in sala operatoria, lo vedranno pioniere della trapiantologia in Italia e riconosciuta personalità in diversi convegni internazionali. Tornando a quel primo incontro tra me e il prof. Mosca nel municipio di Biella, fui toccato nel vivo dalle sue parole: “Lei che è uomo di scuola comprenderà che tutto è finalizzato al bene di qualche meritevole studente biellese e come Collegio Puteano contiamo sulla storica attenzione da parte di questa amministrazione comunale”. Negli anni che seguirono, confermai il contributo alla fondazione pisana, come del resto avevano già disposto i miei predecessori Barazzotto, Susta e Squillario. Ebbi altresì il privilegio di approfondire gradualmente un rapporto personale con il professore in terra biellese e pisana. Era davvero arricchente confrontarsi con un uomo fecondo di buone idee, certamente ispirato da intimi valori cristiani che ne orientavano una statuaria dirittura morale. In alcuni momenti d’amicizia mi regalò aneddoti e ricordi di una Biella passata che veniva descritta con nostalgiche frasi introduttive, solitamente in dialetto: “An cà ël mè papà ‘l disia ... A scòla ël profesor Mello Rella l’disia …”. Franco Mosca animava un’articolata serie di iniziative a sfondo umanitario, tra le quali la Fondazione Arpa, costituita con l’amico artista Andrea Boccelli, che promuovere l’accoglienza di giovani provenienti da paesi del terzo mondo, dando loro formazione in campo medico-infermieristico e attrezzandoli professionalmente per tornare in patria a curare la propria gente. Quando proposi a Franco Mosca di incontrare gli allievi di alcune scuole superiori biellesi per presentare il Collegio Puteano, gli brillarono gli occhi. Così prese avvio un programma di appuntamenti in aula magna, molto apprezzati dai ragazzi del quarto e quinto anno, al termine dei quali il professore lasciava ai presenti il proprio numero di cellulare per eventuali ulteriori informazioni. In questi ultimi anni, diversi nostri allievi, preselezionati dal corpo docente, hanno avuto l’occasione di frequentare a Pisa, nel mese di giugno, lo stage di orientamento pre-universitario di durata settimanale. Gli interessi poliedrici del prof. Mosca, anche nel contesto degli interventi chirurgici a distanza, lo hanno visto ideatore ed organizzatore del Festival Internazionale della Robotica nel capoluogo pisano, appuntamento con momenti di confronto e spazi espositivi della tecnologia robotica nelle sue diverse applicazioni scientifiche. Alla prima edizione, partecipai all’evento con un gruppo di docenti biellesi del Liceo Scientifico “Avogadro” e dell’Istituto Comprensivo “San Francesco” di Biella: dopo i lavori della mattinata dedicata a “scuola e robot”, fummo invitati a pranzo dal prof. Mosca che nel pomeriggio ci accompagnò alla scoperta del centro storico di Pisa. Durante un viaggio di ritorno dall’Umbria, lo incontrai nella sua casa pisana, con la moglie Giuseppina, alcune figlie e nipoti: Franco ne aveva una percettibile adorazione. Prima di congedarci, passeggiando in giardino, mi indicò, una ad una, tutte le piante da frutta di provenienza biellese che nel tempo aveva trasportato e messo a dimora. “Le vedi anche quelle pietre arrotondate? Arrivano tutte dal Cervo, una per viaggio!”. A Franco Mosca è stata conferita la Honorary Fellowship dall’American College of Surgeons, la più importante organizzazione della chirurgia mondiale: un riconoscimento ricevuto solamente da undici chirurghi italiani nell’arco di oltre un secolo. Congratulandomi al telefono con il professore, lui attribuì il merito alla propria famiglia e a quei medici formidabili con cui aveva collaborato in tanti anni. L’ultimo incontro con Franco Mosca risale a qualche mese fa, in Strada Antica per Andorno: il cielo all’imbrunire era stupendo, con pennelate violacee sopra al Mucrone. Mi disse che era contento perché alcuni amici del Rotary di Valle Mosso avrebbero sostenuto gli studi pisani di un giovane talento biellese.
Dino Gentile
04.06.2020