Ricordo del preside Franco Rigola

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FRANCO RIGOLA
 
 
Nella prima metà degli anni Settanta, da giovane professore di elettrotecnica presso l’Istituto Tecnico Industriale “Quintino Sella” di Biella, l’Ing. Franco Rigola aveva conquistato la stima dei colleghi e il rispetto dei suoi allievi. Nei cambi d’ora, il prof. Rigola passava da un’aula all’altra percorrendo velocemente i lunghi corridoi della scuola, con la cartella di cuoio in una mano e i registri nell’altra. In quella stagione, in un territorio economicamente florido come il Biellese, un bravo ingegnere laureato al Politecnico di Torino poteva facilmente scegliere impieghi remunerativi in aziende locali, italiane, internazionali: Rigola optò per la scelta educativa, facendone una ragione di vita.
La sua passione e il suo talento lo portarono rapidamente a rivestire funzioni operative di staff, fino ad assumere la guida, come preside,  dell’istituto di via Rosselli. Gli incontri che la vita pone sovente dinnanzi alle persone, favorirono una stretta e proficua relazione del preside Rigola con gli uffici del ministero della Pubblica Istruzione, consolidando progressivamente un suo ruolo stabile di collaborazione alla direzione generale per l'istruzione e formazione tecnica superiore. Franco lavorava sette giorni su sette per la scuola, parte della settimana al ministero e parte in presidenza a Biella – sabato e domenica era normalmente disponibile ad incontrare i genitori. La sera, passando davanti all’ITI, le luci della presidenza erano sempre accese. Sono gli anni in cui il “Quintino Sella” rifiorisce, sia come sede di riferimento delle sperimentazioni ministeriali, sia come struttura scolastica in ammodernamento. Rigola lavorava per il bene della scuola italiana, con costante attenzione per il suo istituto che, nel tempo, fu oggetto di grandi investimenti economici, dalla rigenerazione di aule e laboratori alla costruzione di palestre, sino all’edificazione della succursale di Città Studi, dove furono trasferite inizialmente le sezioni tessili e chimici.
Nella prima metà degli anni Ottanta il giovane professore ero io – avevo 27 anni – e Franco Rigola il mio “capo”. Con me aveva un atteggiamento gioviale e condivideva ogni iniziativa che avesse in sé un valore educativo. In diverse occasioni ebbi modo di constatare il bene che nutriva per gli allievi, avendone a cuore la situazione didattica e soprattutto personale. Un giorno gli parlai della vita non semplice di alcuni miei studenti di nazionalità greca che vivevano in un alloggio in via Sant’Eusebio: il pomeriggio stesso mi chiese di accompagnarlo a casa dei ragazzi e si mostrò nei loro confronti attento come un padre. Una volta organizzammo un “pranzo a scuola” con cibi e intrattenimento a cura dei ragazzi: c’era un “panino” lungo tre metri e il nostro preside, assaggiandolo per primo, ne fece un allegro sermone dando avvio al pranzo e alla festa che si concluse con un lungo serpente danzante – Rigola incluso – per scale e corridoi. Mi chiese anche di coinvolgere gli studenti in una ricerca sull’archeologia industriale, e così girammo lungo i torrenti con macchine fotografiche e block notes per realizzare una mostra fotografica e un seminario in aula magna.
Qualche anno appresso insegnavo Lettere alla media di Pettinengo e il ministero aveva lanciato una vera e propria campagna per informatizzare il sistema scolastico nazionale: l’ITI di Biella fu tra i primi istituti ad allestire moderni laboratori in proposito. Rigola mi contattò chiedendomi se ero interessato ad elaborare un prodotto audiovisivo con i ragazzi della scuola media, da presentare a Roma nello stand del “Quintino Sella”, in occasione di un evento alla presenza del ministro Franca Falcucci. In breve tempo, con l’aiuto tecnico di alcuni amici e l’entusiasmo dei miei studenti, realizzammo il video “Industria tessile nel biellese: storia e tecnologia” – lavoro pionieristico ma di effetto, al punto che il ministro si intrattenne con curiosità nella postazione biellese. Una quindicina d’anni appresso, nella mia nuova veste di preside incaricato alla media di Chiavazza, mi ritrovai con Franco a discutere di quella straordinaria rivoluzione che andava prendendo piede in ambito scolastico con la sperimentazione dell’autonomia. Qualche mese appresso, entrai a far parte di una pattuglia di presidi che giravano l’Italia per fare formazione, proprio sull’autonomia scolastica, al personale dei Provveditorati agli Studi. In un convegno a Rimini il ministro Luigi Berlinguer disse alla platea che bisognava “prendere esempio da Franco Rigola, il miglior preside d’Italia”. Nel mio ruolo di dirigente scolastico, che ancora oggi esercito, ho sempre fatto riferimento ai preziosi consigli di Franco Rigola, riconoscendogli una statura professionale superiore e una levatura umana speciale.
Nei miei trascorsi di amministratore pubblico, mi sono trovato diverse volte a Roma, cogliendo anche l’occasione per andare ad incontrare Rigola al ministero. Nel palazzo di Viale Trastevere tutti avevano una stima profonda di quel preside biellese che risultava indispensabile in tante riunioni, alla presenza dei vertici ministeriali, per il futuro della scuola italiana. Rigola lavorava instancabilmente alla redazione di documenti in una semplice stanza, dal mattino alla sera. È capitato che qualche volta prendessimo insieme il tram per recarci alla stazione di Trastevere e quindi in treno all’aeroporto di Fiumicino. Una sera, sorvolando Torino, “si ballava” alla grande ma a Franco, che continuava a parlare con calma imperturbabile, dava solo fastidio il ritardo dei lavori di tinteggiatura di alcune nuove aule dell’ITI.
 
Dino Gentile
30.10.2020